07.23.08

Pubblicato su specchio N a 8:40 pm di stupitario

Il sito vuole essere un punto di incontro, scambio e diffusione di pensieri diretti alla liberazione personale dalle convenzioni imposte che soffocano il pensiero contemporaneo, ma l’essere centro di irradiazione non preclude la possibilità di libera collaborazione alla sua forma.
I dialoghi che ogni settimana verranno ospitati nella home page offrono pertanto occasione di incontro e partecipazione alle idee altrui, ma non può e non deve essere il pensiero degli amministratori a egemonizzare questa possibilità.
Senza finalità al di fuori dell’arricchimento dell’archivio e dei lettori chiunque può porre una o più pietre in quella che nei nostri desideri vorrebbe divenire un’opera comune e liberamente fruibile, consapevolmente priva di un punto di arrivo, di risoluzione e gran finale, colma invece di scoperte, interrogativi e stimoli. Punto di partenza e perno tra la moltitudine di prospettive di chi partecipa è N: il personaggio-chiave intorno al quale ruoteranno tutti i nostri lavori; in lui e nelle sue vicende sono compendiate tutte le nostre caratteristiche, tutti i diversi pensieri, tutte le sfumature d’esperienza, mantenendo un unico volto che funga da collante per l’intero progetto.
Un grande archivio con i suoi viaggi immaginari nel tempo e nello spazio, fatti da noi, da noi vissuti e pensati, per comprendere gli altri e capire il mondo, quello vero.

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INDICE

Rivoluzione

So cos’hai fatto

Eugloss e l’ottimismo

Burattino vero

Lupus

Real virtuale

6 Commenti »

  1. stupitario detto,

    Percorso ormai quel tanto di strada sul fianco della montagna – in modo da aver visto sparire il mondo dietro le nuvole, ma senza scorgere neppure lontanamente la vetta – N si fermò a prendere fiato.
    Vide dall’alto scivolare proprio nella sua direzione un’indistinguibile macchia di sangue, in contrasto con il colore delle pietre intorno. Man mano che questa proseguì poté distinguerne i dettagli: era una donna martoriata dalle ferite, che rotolava giù dal crinale fortunatamente non troppo ripido.
    N rimase immobile e quella finì la caduta giusto ai suoi piedi.
    N: Accidenti che ruzzolone! Incredibile che tu sia tutta intera!
    Non riusciva che a sostenere la testa a pochi millimetri dal terreno, N la adagiò supina contro di sé; anche a pochi centimetri di distanza faticava a definirne i lineamenti, e rimase sorpreso nel sentirla parlare così limpidamente e tranquillamente.
    R: Intera per modo di dire…ormai la mia pelle è segnata irrimediabilmente dalle ferite: quelle nuove sono profonde ed ampie, e sovrastano le antiche cicatrici aggiungendo dolore al dolore.
    N: Stai cercando di raggiungere la cima? Più avanti immagino che la scalata si faccia difficile.
    R: Per così dire…per me non è mai stato possibile percorrere questa strada facilmente: le mie gambe sono come tronchi privati di vita, utili solo e ospitare parassiti e a degradarsi lentamente a vantaggio di questi. La salita consumata a prezzo di fatica e umiliazione pareggia nei fatti le cadute – ho bisogno di aiuto per proseguire, da sola mi è impossibile anche quasi respirare.
    N: Cosa troveremo in cima?
    R: Si incomincia con questa domanda, fino ad oggi si è continuato con una risposta frettolosa, ma non basta. Camminare è il solo modo per saperlo.
    Prendimi con te in questo viaggio, non abbiamo nulla di cui cibarci, nessun luogo dove ristorarci, ripararci dal sole e dal gelo: niente distrazioni. Io conosco la strada, l’ho percorsa molte volte in mille modi; lasciami aggrappare e portami con te, fin che riesci.
    N: Ti confesso che nonostante le tue condizioni ti trovo istintivamente attraente, la tua voce non sembra affatto incrinata dal dolore e dai sentimenti – logica e ferma, decisa e uniforme: con poco più di un velo di fiducia nel mondo ma con il peso di un obiettivo ancora ignoto – andiamo, il sole batte.
    Con non poco affanno la donna si lasciò legare alla schiena del viandante, che riprese la sua lenta andatura.

    N: Vuoi scalare una vetta senza gambe…
    R: Mi faccio trasportare dai coraggiosi come te, siete in molti più di quanto forse pensi.
    N: E nessuno ti ha mai portata fino alla fine? Ti hanno sempre abbandonata?
    R: Oh beh no, non è così; alcuni di loro avrebbero voluto resistere, ma sono stati vinti dalla stanchezza, dalla fame o dal sole – morti o svenuti, io ero destinata a rotolare giù in ogni caso – altri sono fuggiti perché non si ritenevano all’altezza – probabilmente non lo erano… – …c’è stato si, ce ne sono stati che mi hanno solo usata, che hanno approfittato di me – in questa montagna brulla priva di vita – idioti o bastardi, e mi hanno lasciata poi sola e stordita, o gettata direttamente giù a precipizio.
    N: Tuttavia chiedi ancora a un passante l’aiuto di cui hai bisogno, questo fa onore alla tua apparente sfiducia nell’uomo.
    R: La mia sfiducia è ambigua, intermittente, ma in questi casi è difficile determinare se sia originata da me o di riflesso dallo scetticismo di chi mi si è avvicinato e mi ha visto tentare quest’impresa senza alcun mezzo, senza gambe. Devo chiedere sostegno, ne ho necessità, ma ormai l’esperienza mi insegna che sarò abbandonata, sopraffatta o corrotta da uomini deboli.
    N: Io ti porterò sino alla fine del percorso, e non dormirò né morirò.

    R: Non sono sempre stata così malridotta comunque; agli inizi ero benvoluta da tutti, e nessuno mi si avvicinava tanto da farmi del male – nemmeno aiutarmi, è chiaro. Io stessa ero molto diversa da oggi, interiormente voglio dire…
    N: All’inizio eri una bambina ingenua, ti facevi comandare e rimuovevi ogni trauma tornando spensierata nel giro di un paio di schiaffi.
    R: Già, immersa nella religione dell’amore e della compassione mi buscavo le botte e stavo zitta; ma ero uno degli elementi indispensabili di quella società: tramite la mia comparsa i popoli oppressi potevano assaporare un gusto nuovo, quello della prospettiva di un nuovo corso più equo tra sé e i privilegiati, e questi ultimi godevano dello spettacolo sapendo bene che tutto sarebbe tornato esattamente come all’inizio. Sperandolo perlomeno.
    N: Quando i popoli sperimentano un nuovo corso tutto può essere restaurato?
    R: Non esattamente, ma lo avrebbero scoperto molto più tardi.
    Inizialmente il mio nome – Rivoluzione – aveva il rassicurante significato scientifico di rivolgimento e ritorno al punto di partenza, per questo le rivolte politiche vengono definite tali.
    N: In realtà una volta che il sapore della libertà, della giustizia, si è accostato alle lingue degli uomini rimane, in qualche forma…
    R: …sotto forma di ricordo, di flebile tradizione…
    N: …in una o due persone magari, nascostamente armate di idee nuove e potenzialmente grandiose…
    R: Tutto come prima non torna mai, la storia non si ripete simile a sé stessa.
    Anche i ceti dominanti lo sapevano, sapevano che le rivoluzioni possono essere uno strumento da usare a loro completo vantaggio. A quei tempi non esistevano rivoluzioni coordinate o preparate a tavolino: ci si riuniva e si protestava, si spaccava tutto e si rubava il rubabile – qualche strascico di questa tradizione resiste fino ad oggi -, così da dare all’esercito legittimazione qualora partisse – come puntualmente accadde e accade – la repressione dei dissidenti…
    N: …in nome di quel sedicente senso di sicurezza, di stabilità, che tanto preme a chi occupa una poltrona in cima a una piramide sociale…

    La stabilità era un problema anche per i due viandanti: il peso, pur non eccessivo, della donna, unito alla poca forza di N e al terreno sassoso e friabile rendeva il percorso una trappola continua; fermatisi decisero di riposarsi: la donna a terra, N seduto ad ammirare il cielo, lontanissimo sotto i suoi piedi.
    R: Alle mie prime apparizioni in politica sono stata identificata con la restaurazione; in quei casi accolta come una celebrità, portata sopra un cuscino di seta – avevo ancora le gambe, bisogna dirlo -. L’insediamento di Guglielmo D’Orange, in Inghilterra, fu salutato come la prima “grande rivoluzione” sebbene si tornasse di fatto ad una situazione di compromesso tra parlamento e monarchia, dopo la “grande rivolta” di cinquant’anni prima.
    N: Ti avevano fraintesa…
    R: Insomma, no, allora ero effettivamente questo, prendevo il significato che il mondo mi dava.
    Chi controlla il mondo controlla i significati: “guerra civile”, “terrorismo”, “malavita”, “delitti mafiosi”, “rivolte politiche”, “corruzioni dell’animo”, “disordini sociali”, mentali…le parole si costruiscono con l’uso, chi le sa usare e decide – istituendo ad esempio un’accademia che determini univocamente regole e lessici – ha in mano i pensieri di chi discute, li controlla e manipola.
    N: Ricominciamo a salire, comincia a vedercisi poco.
    Non si mossero.
    R: Gli illuministi mi vestirono ancora più moderatamente; per loro non era possibile immaginare una rivoluzione politica non istituzionalizzata; mossi da quell’incrollabile fede nell’evoluzione materialistica dell’uomo, dall’idea che l’uomo tende a migliorarsi e a migliorare le proprie organizzazioni naturalmente, si dimenticarono di me, e lasciarono che l’Europa si preparasse a ricevere il più duro colpo portato sotto la mia ala da lì a millenni.
    N: Il 1789…
    R: Ormai già ben prima di quegli avvenimenti avevo cominciato ad immaginarmi in una forma diversa, improvvisa, radicale; come sotto l’influsso di un eccitante o pressata dagli istinti adolescenziali vedevo solo nel sangue la soluzione.
    N: Di sangue se ne vedeva molto, se n’era sempre visto.
    R: La novità fu il colore delle strade; al rosso provocato dagli eserciti e dalle esecuzioni dei tribunali si sostituì il linciaggio pubblico dei nobili e i potenti da parte del popolo.
    N: Strade color del cielo. …ci sarebbe da parlare del popolo.
    R: Allora ero soddisfatta, credevo nel popolo. Ma col tempo ho compreso che il popolo non esiste, che è un miraggio di chi, immerso in un mare di facce e di sudore, sente perdere la propria natura di uomo, la propria razionalità.
    N: E il popolo si fece raggirare ancora: Terrore giacobino e restaurazione.
    R: Eh ma ad elencarli tutti i raggiri…ogni giorno, io ero presente – tu sei presente! -, mi si insulta, mi si caccia giù dalla montagna, giù da un abisso; si ridicolizzano ed emarginano coscienze evolute, si proibiscono libri, si pilotano stati, si creano concetti falsi, storia falsa, verità false; chi controlla le parole e il loro flusso controlla tutto, nel mondo degli uomini.
    N: Ed è impossibile per un popolo disorganizzato rispondere, è impossibile anche realizzare la propria posizione all’interno della società.
    R: Il popolo non esiste! Nel senso che esiste chi controlla “il popolo”, e lo dirige come fosse un suo organo, e chi si sente parte de “il popolo”, e non vive le proprie esperienze ma quelle della massa! Diventa un individuo indistinguibile nella marea della gente che insorge, protesta, pretende, si informa, si appassiona al “fatto del giorno”, consuma, va controcorrente.
    N: Dici che sarebbe più controllabile se ognuno facesse come desidera?
    R: Chi controlla la massa non ha a cuore gli interessi dei singoli componenti di quella potenza; e chi sente di appartenere ad una massa non si rende conto degli errori che commette, viene deresponsabilizzato nelle sue azioni: “il popolo” diventa organizzazione periferica del potere, e il singolo, ormai funzionario, agisce in virtù dell’interesse del potere.
    Per questo il controllo della rivoluzione non è necessario, bisogna anzi evitarlo quando essa è mossa da una sana coscienza individuale.
    N: Capisco, se vi fosse una coscienza comune condivisa le azioni della massa sarebbero autocoordinate dai singoli…
    R: Ma anche senza questa coscienza comune assoluta, basterebbero pochi punti; basterebbe agire secondo natura, rispettando sé stessi, stando in pace con sé stessi. A quel punto droga, malavita e gli altri mali della società sarebbero messi sulla strada della sconfitta.
    N: …il singolo agisce razionalmente, al contrario della massa – se la rivoluzione si sviluppa nel singolo non vi è necessità di violenze.
    R: Ci sono voluti secoli perché lo comprendessi: la rivoluzione dev’essere individuale, indivisibile dalla persona; è come una fede, non si istituzionalizza o generalizza senza svuotarsi di significato e di prospettive; viva e priva di strade predefinite, procede piano trasportata dai singoli, si diffonde come un’epidemia generatrice: infonde vita e cade ed attende nuovi coraggiosi – e la strada ricambia, torna indietro, svanisce, a seconda della prospettiva.
    N: I coraggiosi non si possono annichilire ne controllare, essi non abbandonano la strada scelta con tanta cura – qualche volta senza una seria possibilità di scelta – e battono le suole fino a consumarle per raggiungere…
    R: …con gentilezza…la LORO vetta.
    Nei minuti di silenzio successivi i due ripartirono, l’una sulle spalle dell’altro, e una nuvola iniziò a sovrapporsi alla montagna.

  2. stupitario detto,

    La musica solenne proveniente da dietro l’altare investiva tutti i presenti ancorandoli agli schienali delle panchine, in viso una smorfia di dolore; N tra di loro in silenzio.
    Don A fissava come folgorato da una luce mistica le arcate della sua chiesa, i capitelli in metallo dorato, i muri leggermente scrostati; spentosi il canto in gloria al signore fu come risvegliato dal suo stato di beatitudine, e con sguardo di benevolenza si accostò ai fedeli per l’omelia.
    A: Fratelli; ancora riecheggiano nelle mie orecchie i concetti illuminati di Nostro Signore espressi nella lettura del “discorso della montagna”.
    Certamente una delle pagine più ispiratrici per la prescrizione morale e pratica della vita dei fedeli, certamente un’indicazione di valore proveniente da una coscienza superiore, graziata dal signore: la coscienza del frutto della sua potenza!
    [...]
    Non giudichiamo senza capacità per giudicare…c’è chi ha questa capacità, ma non tutti… …tutti voi sapete bene che nella vita, in questa meravigliosa e lunga e difficile vita che il signore vi ha donato, i momenti di sbandamento si presentano, le tentazioni, che a volte portano ad errare, o a peccare. Quando ciò accade siete compromessi!
    [...]
    La durezza della vita è la promessa di una vita ultraterrena colma di grazia e bellezza!
    Un’altra premessa per la gioia eterna è l’osservanza dei dettami della Chiesa: non giudicate nessuno, né biasimate, non formulate opinioni su alcun argomento senza tenere a mente la pena per i vostri stessi peccati, per le vostre mancanze, per le vostre inadempienze alla fede!
    [...]
    Dio è misericordioso, ma pretende che i peccatori si rimettano alla sua benevolenza!
    N teneva tanto stretto l’asse di legno che lo sosteneva che per miracolo non gli si spezzò tra le mani, ma rimase seduto immobile.
    A: Dio è splendido e perfetto – il Santo Padre ne è la prova vivente – e i peccati vanno posti sul suo altare, per il giudizio superiore!
    E per liberarsi dal peso delle vostre coscienze abbiette; qui sta la misericordia: nessuna punizione in vita per chi ammette i propri peccati, per chi si affida all’intercessione di un ministro della Santa Chiesa per la remissione dei peccati!
    Non giudicate avendo sulle vostre spalle il peso di possibili giudizi!
    [...]
    Gravi turbamenti stanno colpendo e infettando la nostra società civile in questi tempi…
    …la moda, “un certo tipo” di cinema, le vacanze, i rivolgimenti degli operai, la politica parzialmente marcita e la minaccia che perennemente incombe sull’occidente da parte delle potenze comuniste.
    Ricordiamo gli insegnamenti di umiltà, nel vestire, ricordiamo i dettami della povertà, i moniti verso le facce oscure del possesso e del progresso; ricordiamo la castità prematrimoniale, il dovere della procreazione, il pudore! Non riesco a sopportare queste figliole in “costume da bagno” che pretenderebbero di uscire di casa e mostrarsi praticamente nude in pubblico! Non dimentichiamo, fratelli, il dovere del lavoratore, la solerzia che egli deve infondere nelle sue attività, per un dovere verso gli altri, per misericordia verso la sua famiglia e sé stesso! Non dimentichiamo che la nostra società è costruita da noi credenti sui credenti, nella nazione più sacra e cristiana!
    Leggete la bibbia e riflettete, applicate i comandamenti in essa contenuti, e il regno dei cieli sarà vostro; cari fratelli…
    N balzò in piedi di colpo.
    N: Ma cosa diavolo dice! Non vede che sta riempiendo la testa di queste persone di stronzate!? Non capisce che lei corrompe la Bibbia con le sue parole luride di idiozia e follia?! Non si rende conto dell’incredibile contraddizione tra le sue parole e la sua condotta di vita?! Non vede come arrivano in chiesa questi operai?! E pregano lei che sfrutta e opprime con i suoi stupidi comandamenti ecclesiastici! Altro dell’amore! Gesù l’avrebbe cacciata da questo luogo! Avrebbe distrutto questo tempio profano e ballato sulla sua tomba di millantatore avido insensibile debole stupido manipolatore di coscienze! Lei, e tutti quelli come lei, è…
    Ormai da tempo una piccola folla di uomini barcollanti e vestiti a festa si erano accalcati intorno all’eretico, e mentre esso veniva portato fuori dalla costruzione il parroco riprese, senza scomporsi eccessivamente, il proprio discorso.
    A: Non preoccupatevi miei cari fratelli! Lo straniero indemoniato si è manifestato qui nel giorno giusto, e nel momento giusto; egli è un dono di Dio, poiché è il perfetto esempio di non osservanza delle norme etiche della Bibbia: spergiuri, imprecazioni, oltraggio del pudore, non rispetto del luogo sacro della Chiesa, giudizi portati dall’ignoranza e dall’avidità…purtroppo per lui ogni tentativo di riconciliazione che avessimo tentato non avrebbe potuto salvarlo dalle pene infinite dell’inferno: è eccessivamente corrotto dal mondo, dai desideri e dalla follia, il demonio si è chiaramente impossessato delle sue parole e dei suoi gesti; ma il demonio si vince con il rispetto delle norme divine, e con l’unione sotto i vincoli sacri tramandati dalla Santa Madre Chiesa, da secoli di storia e preghiera!
    Potete voi mettere parola nel frutto di secoli di conoscenza? Millenni di azione e intercessione divina? Posso io?
    Preghiamo insieme e ricordiamo che Cristo Nostro Signore vuole e ricerca esclusivamente il nostro bene. Per Cristo…

    Subito dopo la cacciata N si era affacciato al portoncino laterale per ascoltare il resto della messa; accanto a lui una mensola di legno antico sorreggeva una serie di opuscoli; ne lesse uno in silenzio: era una richiesta di adesione ad un circolo torinese:
    « Non sveliamo nessun segreto, lo sanno tutti. Quando cercate un lavoro, un impiego in una ditta seria, c’è sempre chi viene a cercare notizie da noi sul vostro conto. Se siete iscritti sui nostri elenchi, se frequentate e partecipate alla nostra vita, diremo (e quante ne abbiamo dette!) una parola incoraggiante. Altrimenti… “non lo conosciamo”. Pensateci [...]. »

    ***

    Note e fonti:
    Per le note e gli spunti morali (di N) – La bibbia, Milano, San Paolo 1987
    Per i cenni storici e una libera ispirazione per l’omelia – Guido Crainz, Storia del miracolo italiano, Roma, Donzelli 2005; per l’opuscolo cit.pag.38; ivi

  3. stupitario detto,

    Il manto di cemento che ricopriva le orme di N finì proprio dietro un marciapiede, tra due porte scorrevoli che aprirono un passaggio nel muro contro una vampata di gelo.
    N: Accidenti che freddo!
    E: Non è abituato all’aria condizionata? Non si preoccupi e venga con me! Le faccio visitare per bene il Centro e vedrà come si sentirà meglio!
    N: Oh grazie, vengo volentieri.

    Il Centro somigliava a una prigione futuristica, ma dai visi visibili della gente all’interno si strappavano sempre sorrisi.
    « Scusi per i televisori al plasma? »
    E: Settore F6, dietro quella scala mobile; dica che la manda Eugloss, vedrà che le fanno qualche offerta!
    Ancora sorrisi; N rimaneva immobile facendosi trascinare dalle braccia grigie del suo accompagnatore, le porte scorrevoli erano ormai lontane.

    E: Abbiamo una vastissima scelta: radio, televisori di ogni tipo, lettori multimediali, computer, accessori, giochi… …lei è un appassionato di videogiochi vero? La porto al reparto B4, lì potrà trovare ogni mondo virtuale in cui soddisfare la sua sete di divertimento! Venga!
    Leggermente allibito da parole semisconosciute e illuminato nelle ombre meno nascoste dai fari al neon N continuò a farsi trascinare.
    E: Abbiamo guerra, picchiaduro, simulazioni sportive, abbiamo giochi di ruolo… …non è interessato? Mi dica, cosa vorrebbe vedere?
    N: Mi scusi, ma lassù c’è scritto…
    E: “Davanti ottimista, dentro felice”? Il nostro motto! Non è meraviglioso?
    N: Certo certo, è molto bello; ecco, in effetti vedo che tutti sorridono…
    E: Non ci faccia caso, anche lei sorriderà tra non molto! Su, venga con me!
    Non ebbe tempo di pensare a una risposta – non sapeva neppure se fosse il caso di divincolarsi: quel luogo era affascinante anzichenò – che il grigio Eugloss lo brancò trascinandolo con maggiore forza al piano di sopra.

    E: Guardi che definizione. Questo è un miracolo dell’umanità! Guardi che immagini! C’è da innamorarsene..!
    N vedeva quelle immagini ma contemporaneamente scrutava gli occhi sognanti di chi attorno annuiva alle parole estatiche del trascinatore, un po’ perplesso.
    N: Non capisco, mi piace molto questo televisore…

    Altri sorrisi.
    « Scusi per i telefoni cordless? »
    E: Settore C4, proprio sotto qui, prenda la scala mobile; dica che la manda Eugloss, vedrà che le fanno qualche offerta!
    Ancora sorrisi.

    N: …ma forse è un po’ grande…
    N pensava alla sua limitata portata di pellegrino: una scatolona del genere, sebbene ultrapiatta, avrebbe occupato muscoli e sacco interamente.
    E: Ma guardi che non costa nulla sa? Qui tutti possono uscire con qualunque cosa! Mi dica cosa desidera, un suo sogno nel cassetto! Mi sveli uno dei suoi piccoli segreti, uno dei suoi desideri, il desiderio che la renderebbe felice se soddisfatto! Me lo dica, avanti! Su!
    N: Ehm…io forse dovrei andarmene, queste luci mi fanno lacrimare…
    E: Non si preoccupi! Ci farà l’abitudine! Come per il freddo no? Aveva freddo e ora sta benissimo! Deve solo ambientarsi..!
    N: In realtà sto tremando…
    E: Lei è proprio divertente!
    Quello rideva, ma N effettivamente non tremava dal freddo, non solo almeno.
    Di nuovo trascinato tra scaffali e cartelli numerati.

    E: Ce l’ha un computer? Si goda questo gioiello…80 mila giga di memoria, processore di ultima generazione – è quel processore che ha eguagliato la mente umana, riscrivendo la Divina Commedia senza usare la “U” – a questo prezzo non può farselo scappare!
    N: Lei è molto gentile, ma io non ho denaro…
    E: Non si preoccupi! Si fidi di me, le preparo un bel foglio di rateizzazione senza impegno; lei mi sta molto simpatico sa? Le faccio comprare il mondo senza manco che se ne accorga! Le piace il computer? Venga con me!

    Altri sorrisi; N rimaneva immobile facendosi trascinare dalle braccia grigie del suo accompagnatore, le porte scorrevoli erano sempre lontane.
    « Scusi per i televisori ad alta definizione? »
    E: Settore K3, dietro la seconda a sinistra; dica che la manda Eugloss, vedrà che le fanno qualche offerta!
    L’individuo che aveva posto la domanda era inglobato da borse e pacchetti, la moglie poco davanti progettava sorrisi imperturbabili.

    N: Mi scusi, ma anche comprando quel computer dice che sarò felice?
    E: Accidenti amico mio! Potremmo frequentarci fuori di qui sa? Lei mi fa sbellicare!
    N: …
    E: Ah, fa sul serio? Oh santi numi..!
    Eugloss si irrigidì in una smorfia assurda e cadde a terra in quella posizione, rimbalzando un pochino sul metallo; alla vista del suo grigiore sparso tutti gli avventori si congelarono similmente, rendendo l’ampio spazio un deserto di uomo e acciaio.

  4. stupitario detto,

    Sotto l’asse di legno ganciuta appesa alla parete occidentale dell’aula – sotto i giacconi, le sciarpe e i berretti appesi – sedevano acquattati N e P, al riparo dagli occhi della maestra.
    N: Shhh! Parliamo piano che ci scopre!
    P: Si si! Ha delle orecchie terribili! Pensa che una volta… …una volta mi ha visto le figurine sulle ginocchia da seduta dietro la cattedra. E io le tenevo ben nascoste!
    N: Eh accidenti; ma stavolta la facciamo franca, vedrai.

    Gli altri bambini stavano piegati sui fogli, con le loro penne in mano, tagliati dalla luce delle finestre e delle domande.
    N: Però, non potrai scappare dai test tutte le volte, presto o tardi ti tocca anche a te.
    P: No, io non voglio farli questi test, e nemmeno i compiti.
    N: Guarda che rischi che ti boccino…e poi è meglio faticare un pochino ma saper parlare, saper studiare, che rimanere ignoranti tutta la vita. Fidati.
    N non era stato convincente nemmeno per sé stesso.
    P: Sicuramente, ma a me sembra che rimanendo in questa scuola non imparerò a non essere ignorante.
    Da quanto quella frase colpì il segno, N rimase allibito.
    N: Hai proprio ragione – in effetti vi insegnano ad esserlo.
    Guarda che facce ’sti ragazzi: soffrono evidentemente.
    P: A me piacerebbe poter girare per le colline – ne abbiamo tante qui intorno -; e invece giù chini sui libri! Detesto venire a scuola, quando non ci sono verifiche mi annoio, e quando ci sono ho paura.
    N ricordò di aver creduto di pensare anche lui qualcosa di molto simile neppure troppo tempo prima.
    N: Non è possibile che si abbia paura di andare a scuola.
    P: Eppure è così: compiti, interrogazioni, test, esami; per non parlare dei compiti a casa che ci occupano tutto il giorno! Io mi faccio cinque ore al giorno sei giorni alla settimana di lezioni, arrivo a casa, mangio, guardo i cartoni e faccio i compiti. Quanto tempo mi rimane tra la fine dei compiti e la cena? Se poi devo lavarmi – che per lavarmi al mattino dovrei alzarmi alle 7 – ancora meno!
    N: Qualcuno direbbe che bisogna imparare a vivere come nel mondo dei grandi…
    P: Ma vadano a quel paese! Sono un bambino e devo vivere come i grandi?! Che assurdità! Io voglio giocare! Giocare! Giocare! Non so quant’è che non faccio una corsa come si deve, la mamma mi porta per la mano, il pulmino mi porta, la casa è piccola e nei corridoi – che sarebbero perfetti – della scuola è vietato correre.
    E poi mi dicono che devo essere contento di incontrare i miei compagni di classe! Ma guarda un po’ se devo incontrarli in ufficio come gli adulti! Tutti chiusi nello stesso posto – come siamo contenti!
    N: Però impari molte cose studiando…
    P: Si, ma anche lì…non so…io non so bene, ma credo che anche per studiare ci sia tempo; i miei cugini, che sono poco più grandi di me, già non ne hanno più voglia – e non lo fanno! Io ho la mamma alle calcagna, sennò anche io li butterei nel cesso i libri…
    N: Eh ma se non studi lavori…
    Non sapeva cosa pensare N, tanto giusto era ciò che quel bambino – non ancora “scolarizzato” – nascosto tra le giacche esprimeva, quindi lasciava che uscissero i luoghi comuni, sapendo che tacere e assentire tristemente sarebbe stato meglio.
    P: Lasciamo perdere; a parte che io come abbiamo capito ormai sono un bambino, e quindi non dovrei in alcun modo lavorare! Non dovrei nemmeno pensare anzi al mio futuro! I bambini sono per antonomasia gli esseri meno temporali che esistano! Vivono i loro giorni come se fossero immersi in un tempo infinito! Per loro passano stagioni e soli, non giorni ed anni, per loro scorre la terra su una miriade di interpretazioni e domande, non esistono metodi o autorità predefinite, credono a tutti e prendono da tutti ciò che vogliono e possono prendere. Ti dirò…io credo che potrei imparare di più sul mondo vivendo nel mondo, piuttosto che rimanendo chiuso tutto il giorno tra scuola, pulmini, mani e casa.
    N: …
    P: La sensazione è quella di aver fatto qualcosa, di essere destinati a un supplizio inesauribile che ogni giorno, ogni anno si insinua nel modo di pensare e di vivere. La scuola è come una cella in cui viene inciso sulla fronte dei condannati a morte il regolamento della prigione in cui risiede, e non ci sono vie d’uscita, e le finestre sono poche e solo i più in gamba e i più fortunati possono vedere qualcosa al di fuori del grigiore dei muri.
    Io vorrei correre e giocare, crescere e sapere avendo amato quello che vado ad imparare!
    Invece vengo chiuso e costretto a studiare, maturando e sapendo avendo odiato tutto ciò che è legato all’imparare.
    Formatomi all’odio per la conoscenza o mollo la scuola e lavoro, o finisco la scuola e lavoro, o per miracolo trovo una strada alternativa – nei primi due casi vivrò seguendo i sogni a me proposti, come ho imparato ciò che mi veniva detto di imparare; nel terzo caso chissà… …sotto un ponte?
    N: …accidenti, hai proprio ragione.
    P: A volte ho l’impressione che i miei compagni di classe non siano dei veri bambini, che siano come mobili, come strumenti in mano a qualcuno – guardali come stanno piegati sul banco, con quelle penne tutte diverse e marchiate in mano, con i fogli tutti uguali – le risposte conformi al pensiero della maestra, la fantasia rigata in rosso.
    Io voglio essere un bambino vero!
    E chi mi assicura che questi bambini diventeranno uomini veri? Intendo dire…senza il significato macho della cosa; che diventino uomini veramente…umani? Se persino da bambini… …insomma, se persino nell’età più spontanea e fantasiosa della vita sembrano dei burattini..!
    N era sconvolto, i cappotti lo coprivano da qualunque sguardo e tremava liberamente ascoltando la piccola voce accanto, quasi piangeva, e pensava a come lui stesso guardasse le persone provando spessissimo quel senso di deficienza umana appena descritto.

    La maestra non si accorse dei due furbacchioni, i quali, quando, dopo il trillo della campanella, se ne fu andata, uscirono allo scoperto.
    N: Ti va di venire con me? Questo non è proprio il tuo posto.
    P: Devo correre a casa mi spiace, la mamma mi aspetta… Possiamo rivederci lunedì!
    Quello se ne andava salutando e spalancando porte su porte – N rimase in quell’eco ripetendo anche tra sé e sé: « Lunedì…lunedì… »

  5. stupitario detto,

    T: Ciao.
    N: Ciao.
    T: Vedi quell’uomo?
    N: Si.
    T: Che ne dici?
    N: …non saprei, mi sembra impaurito.
    T: Non vedi che andatura barcollante? Là a terra la bottiglia vuota?
    N: Dici che è sua?
    T: E guarda quella signora, con i gioielli al collo – sarà la moglie di un idraulico.
    N: Di un idraulico? Con i gioielli al collo?
    T: Certo, non immagini nemmeno quanto sia redditizio truffare la gente.
    N: Gli idraulici truffano la gente?
    T: Hai ragione, tutti truffano tutti, tutti vogliono tutto a scapito degli altri.
    N: Non intendevo proprio questo.
    T: Ne sei certo? Sei certo che quella donna che ti guarda sia attratta da te?
    N: No non credo, sembra un po’ imbronciata…
    T: Ti sta studiando… Forse ti segue ogni giorno, l’hai mai notata prima?
    N: Mi sembra di no…
    T: Si nascondeva bene; se ora è uscita allo scoperto significa che è pronta a colpire.
    N: A colpire…me?
    T: Certo! Ma cosa credi? Non vedi che sguardo? Com’è vestita? Non vedi che ha i capelli sulla faccia? Forse è una parrucca – sarà poi una donna?
    N: Sembra proprio una donna…
    T: Ma se fosse un uomo abilmente cammuffato potrebbe avvicinarti e senza che tu te ne accorga immobilizzarti e rapinarti.
    N: Beh ma io non ho nulla di prezioso…
    T: Male male, lo sai cosa succede in questi casi – quando non trovano quello che cercano i drogati non la prendono affatto bene – fossi in te starei attento.
    N: Non mi sembra pericolosa, e credo proprio che sia una donna…
    T: E quel gruppo di bambini? Quante persone avranno rapinato oggi?
    N: Ma cosa vai a pensare..!
    T: Ci sono i filmati mio caro, ci sono le prove che questi immigrati mandano i loro figli a rubare ai turisti! Prove inconfutabili!
    N: Filmati? Filmati di alcuni bambini che rapinano turisti, non vuol dire che questi bambini siano dei ladri – sono lì tranquilli…
    T: Sono tranquilli ma parlottano tra di loro, confabulano, non vedi? Ogni tanto indicano di qua e di là per sviare i controlli; c’è anche una pattuglia la all’incrocio, non possono certo muoversi adesso e fanno i bravi ragazzi.
    N: Mi sembri un po’ paranoico.
    T: Guarda quello che gli sfila il portafoglio! L’hai visto?
    N: No.
    T: Sei stato lento, quell’extracomunitario ha sfilato il portafoglio al tizio in cravatta.
    Beh, tanto meglio, anche il tizio in cravatta i soldi li aveva non certo per meriti suoi.
    N: Che intendi dire?
    T: Beh si vedeva dai suoi occhi che aveva appena assistito a qualche cosa di ambiguo; forse cede ai ricatti sessuali del suo capo, forse semplicemente conserva i suoi soldi in una finanziaria dei tropici.
    N: Dai suoi occhi?
    T: Si! Quello sguardo: fisso, affannato, tristemente vuoto.
    Quello sguardo, quella signora! Ce l’ha; anche i bambini l’hanno, e i poliziotti all’incrocio…
    N: Ce l’hanno tutti… …cosa significa?
    T: Tutti non aspettano altro che l’occasione per fregare il prossimo a proprio vantaggio! Credi che quella vecchietta stia aspettando di attraversare la strada? Appena le si avvicinerà un ragazzino gli punterà qualche arma addosso e in un vicolo lo violenterà.
    N: Davvero?!
    T: Non sarebbe la prima volta, le violenze di questo tipo sono comunissime; ma nessuno denuncia nulla per vergogna.
    N: Ce l’hanno tutti quello sguardo… …io…e tu?
    T: Io non ce l’ho, vedi?
    N: Non vedo niente.
    T: Tutto il resto ti minaccia, e lo sai in fondo: anche tu hai quello sguardo!
    N: Anche…io…
    T: Chiuditi in casa e trema di paura finché qualcuno non saprà consolarti: tremerai per sempre, murato nel tuo buco infernale! E non avrai i soldi per l’affitto! E il mutuò scadrà e perderai anche la casa e sarai solo nel mondo, senza nulla!
    N: Sarò solo in mezzo a tutte queste persone cattive…
    T: Si! Sono cattive! Le persone ti minacciano! Le vedi come ti guardano con la coda dell’occhio; oppure rimangono fissi per terra gli sguardi perché ti temono: sanno che i tuoi occhi sono cattivi quanto i loro e ti evitano, non vogliono allarmarti con i loro sguardi impauriti – perché lo sappiamo che quando si è minacciati si finisce con l’attaccare per primi, e ti vogliono prendere di sorpresa…
    N: Anche la polizia…
    T: Soprattutto! Non ti sei ancora accorto di come lo stato sia tuo nemico? Di come in tutti i suoi organi esistano corruzioni e malfunzionamenti relegabili ad errori umani? Non sono errori! Sono clientele e cattiveria, avidità e sete di Potere! Vogliono schiacciarti come una pulce! Quanto paghi di tasse?
    N: Non…non credo di aver mai pagato tasse…
    T: Vedi? Anche tu li freghi! Questa è la prova che siete tutti malefici, cattivi! Questa è la prova che il pesce furbo la scampa, è la prova finale del fatto che devi isolarti, credere solo in te stesso; non fidarti e chiuderti in casa: chiuditi in casa.
    N: Non ho una casa…
    T: Questo è un cancello aperto…entraci…è una villa disabitata.
    N: Ma non si può fare qualcosa per questa cattiveria? Siamo irrecuperabili? Io non vorrei essere…
    T: Vorresti cambiare la natura dell’uomo?
    N: La natura dell’uomo…
    T: Cammina su, vedi la casa è piena di allarmi, è inespugnabile; qui dentro sei al sicuro.
    N: Sono al sicuro.

    T: Hanno rapinato la villa qui accanto ieri notte, la notte prima la villa accanto a quella dei nostri vicini…
    N: Ma noi abbiamo gli allarmi, siamo al sicuro.
    T: No no, anche loro avevano gli allarmi, ma li hanno disattivati, hanno legato e seviziato gli abitanti e hanno portato via tutto.
    N: Qui non c’è niente…solo sacchi di sabbia, catene, assi di legno…
    T: Prepara bene la fortezza per la notte amico mio, proteggici dal mondo esterno…te li ricordi quegli sguardi? Proteggiti dal mondo e sarai al sicuro, isolati e vedrai che vedrai la luce del sole domani…metti quei sacchi lì, e le assi inchiodale…ecco, bene.

    N: C’è un fucile qui.
    T: Si, ci sono delle armi in quella cassa.
    N: …
    T: Vuoi prenderle?
    N: Forse dovrei, se qualcuno riuscisse ad entrare…

    T: Certo che… …aspettare che entrino in casa è da codardi.
    N: Come?
    T: Si insomma, noi lo sappiamo chi è il nemico: gli altri uomini! Allora perché aspettare?
    N: Vuoi dire che dovrei attaccare io per primo?
    T: So che ti sembra una follia, ma considera che tutti ti sono contro, questa casa è destinata ad essere violata dai delinquenti, dagli immigrati, dai truffatori e dagli approfittatori: tutti ti sono contro… …e tu sei solo a difenderti da loro e non puoi contare sullo stato che è il più ladro di tutti.
    N: Ma finirò in galera.
    T: No, abbiamo preparato tutto perché nessuno riesca ad entrare in casa; tu non hai mai sparato ma farlo e resistere alla polizia basterebbe a far capire a tutti che tu sei forte, che tu sei un vero uomo, forte! Il più forte di tutti e che hai il coraggio di agire prima che gli altri si approfittino di te…quindi agisci! Forza! Non sei una checca! Spara a quella signora! Spara ai ragazzini! Ai poliziotti!
    N: Non posso.
    T: Come?
    N: Non mi interessa quello che mi dici, io mi fido degli uomini.
    Quegli sguardi sono solo tristezza e paura, e sei tu – tu sei! – a portare tutto ciò.
    T: Io? Ma è la natura dell’uomo, piccolo uomo.
    N: No. Nella natura dell’uomo c’è l’amare, l’odiare, l’uccidere, il violentare, il godere e il sorridere; l’uomo non è cattivo.
    T: Piccolo idiota, tu sei un solo pezzo di sterco su questa dannata terra, ti farò uccidere.
    N: Questa è la tua natura – ora vattene.

    T: Ciao.

  6. stupitario detto,

    Scricchiolava l’asfalto incollandosi alle orme di N, intorno a lui facce indistinte, sopra tetti di palazzi lontanissimi in altezza – sulla cima di uno di essi un uomo, aspirante suicida.
    Ancora un passo riuscirono a compiere entrambi, entrambi crollando – l’uno moralmente via dall’asfalto, l’altro letteralmente verso l’asfalto.

    Tale il virtuale risale dal reale al totale.

    Quando furono a un centimetro l’uno dall’altro alzarono entrambi la testa – l’uno via l’altro verso l’asfalto – per ritrovarsi faccia a faccia un istante.

    N: Sei morto, amico mio.
    S: Ormai da tempo.

    Non si conoscevano ancora ma parevano specchiarsi l’uno negli occhi dell’altro.

    N: Cosa ti ha spinto ad ammazzarti?
    S: Non mi sto ammazzando, sto verificando la mia vita.
    N: Ti sei gettato da un grattacielo per vedere se muori davvero?
    S: Per così dire – non sopporto più questa realtà virtuale – questo è da sottolineare.
    N: Realtà virtuale?
    S: Questa, questi uomini intorno a te, quella donna vestita di rosso: tutto virtuale.
    N: Nel senso che non esiste?
    S: Nel senso che non ha senso, scopo, che è un’assurdità.
    N: Non capisco.
    S: “Realtà virtuale” è un accostamento di termini divertente, ambiguo e per certi versi ossimorico.
    Realtà delle cose ma virtuale in quanto possibile, non presente; come dire “cosa potenziale”…
    …scusa, capirai che in questo momento è facile perdere la testa.
    N: No no, continua.
    S: Beh, io mi chiedo se la realtà che tutti considerano reale non sia in realtà potenziale – quindi virtuale. Perché alla fine quasi tutti nella realtà non fanno altro che aspettare e desiderare, e quando ottengono l’oggetto dei loro desideri ottengono contemporaneamente nuovi desideri…è sempre un andare avanti nel desiderare, un proiettarsi inutilmente e continuamente in avanti nel futuro, senza mai fermarsi ed essere “reali”, ma restando sempre gettati al di là come “potenziali”.

    « Esiste una congiura di poeti.
    Non nel mondo, ma in un’isola lontanissima – non isolata, ma presente nel mondo degli uomini. »

    N: Che strani pensieri nella testa di un suicida.
    S: Hai proprio ragione.
    Ad essere sincero ho pensato a quanto più reale sia la “realtà virtuale” come tutti la intendono: internet e il mondo dei computer in generale.
    N: …
    S: Insomma; lì quando le cose sono false contengono più realtà: una persona può mutare pensiero e aspetto milioni di volte, ma ogni volta recita modificando sé stessa in virtù del suo essere-in-quel-momento; quindi più sinceramente, più realmente che nel mondo reale!
    Nel mondo reale tutti sono malati di insoddisfazione, e non fanno altro che fingere e mentire – agli altri, a sé stessi – finché non si inghiottono nel loro stesso nulla.
    N: Ne parli come se ne fossi fuori – come questo genere di pensieri ti ha portato qui?
    S: Sei molto spaventato per la mia morte?
    N: Beh…sono un po’ curioso, se devo essere sincero.
    Questi discorsi li capisco fino ad un certo punto – forse li capirò meglio rileggendoli ancora e ancora -, ma davvero non riesco a capire come da ciò si giunga alla tua morte.
    S: In realtà nella decisione e nell’atto di un suicidio incidono una moltitudine di idee e eventi e casualità e circostanze, come dietro ogni evento di qualunque vita, anche il più infimo della più piccola esistenza; quindi sarebbe presuntuoso e complesso pretendere di spiegarti tutto – non sappiamo nemmeno quanto tempo ci rimane.
    N: Mi basta anche una sintesi o un canovaccio, poi posso ricostruire il resto da solo; io – io! – ho tutto il tempo di questo mondo!
    Senza preavviso scoppiarono a ridere, come vecchi amici, l’uno in faccia all’altro.
    S: Ho compreso che il virtuale è ciò che conta finché la realtà non ci soddisfa – ergo, sto verificando la mia vita.
    N: Grazie.

    Continuarono a sorridere, e senza prestare soccorso al corpo schiacciato dal terreno chi sopravvisse si incamminò verso il resto del percorso, con l’impressione che nessuno avesse guadagnato in nulla in quella morte reale.


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