08.12.08

specchio N: real virtuale

     Scricchiolava l’asfalto incollandosi alle orme di N, intorno a lui facce indistinte, sopra tetti di palazzi lontanissimi in altezza – sulla cima di uno di essi un uomo, aspirante suicida.
Ancora un passo riuscirono a compiere entrambi, entrambi crollando – l’uno moralmente via dall’asfalto, l’altro letteralmente verso l’asfalto.

Tale il virtuale risale dal reale al totale.

     Quando furono a un centimetro l’uno dall’altro alzarono entrambi la testa – l’uno via l’altro verso l’asfalto – per ritrovarsi faccia a faccia un istante.

N: Sei morto, amico mio.
S: Ormai da tempo.

     Non si conoscevano ancora ma parevano specchiarsi l’uno negli occhi dell’altro.

N: Cosa ti ha spinto ad ammazzarti?
S: Non mi sto ammazzando, sto verificando la mia vita.
N: Ti sei gettato da un grattacielo per vedere se muori davvero?
S: Per così dire – non sopporto più questa realtà virtuale – questo è da sottolineare.
N: Realtà virtuale?
S: Questa, questi uomini intorno a te, quella donna vestita di rosso: tutto virtuale.
N: Nel senso che non esiste?
S: Nel senso che non ha senso, scopo, che è un’assurdità.
N: Non capisco.
S: “Realtà virtuale” è un accostamento di termini divertente, ambiguo e per certi versi ossimorico.
Realtà delle cose ma virtuale in quanto possibile, non presente; come dire “cosa potenziale”…
…scusa, capirai che in questo momento è facile perdere la testa.
N: No no, continua.
S: Beh, io mi chiedo se la realtà che tutti considerano reale non sia in realtà potenziale – quindi virtuale. Perché alla fine quasi tutti nella realtà non fanno altro che aspettare e desiderare, e quando ottengono l’oggetto dei loro desideri ottengono contemporaneamente nuovi desideri…è sempre un andare avanti nel desiderare, un proiettarsi inutilmente e continuamente in avanti nel futuro, senza mai fermarsi ed essere “reali”, ma restando sempre gettati al di là come “potenziali”.

« Esiste una congiura di poeti.
Non nel mondo, ma in un’isola lontanissima – non isolata, ma presente nel mondo degli uomini. »

N: Che strani pensieri nella testa di un suicida.
S: Hai proprio ragione.
Ad essere sincero ho pensato a quanto più reale sia la “realtà virtuale” come tutti la intendono: internet e il mondo dei computer in generale.
N: …
S: Insomma; lì quando le cose sono false contengono più realtà: una persona può mutare pensiero e aspetto milioni di volte, ma ogni volta recita modificando sé stessa in virtù del suo essere-in-quel-momento; quindi più sinceramente, più realmente che nel mondo reale!
Nel mondo reale tutti sono malati di insoddisfazione, e non fanno altro che fingere e mentire – agli altri, a sé stessi – finché non si inghiottono nel loro stesso nulla.
N: Ne parli come se ne fossi fuori – come questo genere di pensieri ti ha portato qui?
S: Sei molto spaventato per la mia morte?
N: Beh…sono un po’ curioso, se devo essere sincero.
Questi discorsi li capisco fino ad un certo punto – forse li capirò meglio rileggendoli ancora e ancora -, ma davvero non riesco a capire come da ciò si giunga alla tua morte.
S: In realtà nella decisione e nell’atto di un suicidio incidono una moltitudine di idee e eventi e casualità e circostanze, come dietro ogni evento di qualunque vita, anche il più infimo della più piccola esistenza; quindi sarebbe presuntuoso e complesso pretendere di spiegarti tutto – non sappiamo nemmeno quanto tempo ci rimane.
N: Mi basta anche una sintesi o un canovaccio, poi posso ricostruire il resto da solo; io – io! – ho tutto il tempo di questo mondo!
     Senza preavviso scoppiarono a ridere, come vecchi amici, l’uno in faccia all’altro.
S: Ho compreso che il virtuale è ciò che conta finché la realtà non ci soddisfa – ergo, sto verificando la mia vita.
N: Grazie.

     Continuarono a sorridere, e senza prestare soccorso al corpo schiacciato dal terreno chi sopravvisse si incamminò verso il resto del percorso, con l’impressione che nessuno avesse guadagnato in nulla in quella morte reale.

***

forbice per…

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